La fretta con la quale si è definita la tragedia di Rignano Garganico, come evento non doloso, e il conseguente abbattimento di tutte le strutture, mal si sposa con quanto sta avvenendo in Capitanata, dove le forze dell’ordine sono bersaglio di spari e i caporali dettano legge su spostamenti e ripristino della legalità.

Abbiamo chiesto più volte di sanare una situazione degradata e pericolosa e la morte di due ragazzi riteniamo sia organica ad una situazione di criminalità diffusa che vede i migranti presenti come merce di scambio di cui nessuno si fa carico, un luogo dei diritti negati e soprattutto un luogo dove le persone possono morire bruciate in situazioni poco chiare e si pensa si possa archiviare il caso come fortuito. Noi crediamo che dietro quelle morti vi sia altro, probabilmente una ribellione ai caporali che li trattenevano ancora o chissà cosa.

Vogliamo chiarezza perché due perone morte non sono archiviabili, perche sono stati trattati da invisibili per troppo tempo ed ora che sono morti reclamano giustizia per loro e per tutti i loro fratelli che in  ogni stagione vengono sfruttati nei campi senza garanzie, senza sicurezza, solo perché lo Stato italiano li costringe spesso in una situazione di irregolarità di cui, si sa bene, approfittano coloro per cui quelle donne e quegli uomini solo carne da lavoro.

La nostra richiesta è che si faccia chiarezza e si scopra come e perché due lavoratori stranieri sono morti bruciati mentre era in atto lo smantellamento del ghetto e mentre le forze dell’ordine erano nella zona a presidiarlo.

Davide Giove – Pesidente Arci Puglia

Anna Caputo – Responsabile Asilo e immigrazione Arci Puglia

Domenico Rizzi – Presidente Arci Foggia