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Nella prima parte dell’approfondimento abbiamo preso in considerazione diverse ricerche che ci permettono di valutare l’entità del fenomeno migratorio. Contrariamente alla percezione comune, i dati dimostrano che solo una piccola parte dei migranti e dei rifugiati sono diretti in Europa. In particolare, l’Italia ne accoglie meno di moltissimi altri Paesi del Vecchio Continente. Nel complesso, la percentuale dei migranti sulla popolazione italiana ed europea è veramente minima.

Si sono approfondite le reali cause che spingono le persone a partire, a cominciare dalla situazione di instabilità socio-economica, ai violenti conflitti e le limitazioni delle libertà individuali e collettive presenti nei Paesi africani, i cui migranti rappresentano la percentuale più elevata tra coloro che arrivano sulle coste italiane. Si è dimostrato come la proposta di aiuti internazionali si limiti ad essere uno spot elettorale, mentre in politica estera si operi in direzione opposta rispetto a ciò che si proclama.

Si è verificato che solo una piccola parte dei migranti professa la religione islamica (la maggioranza è cristiana) e che quindi, anche se nell’incontro tra culture non si vedesse un’opportunità di arricchimento reciproco, i ‘valori occidentali’ non sono a rischio. Abbiamo osservato che, in realtà, i migranti delinquono percentualmente meno degli italiani e che, addirittura, gli italiani all’estero sono di più dei rifugiati presenti sul suolo nazionale.

Insomma, si è potuto concludere che non c’è alcuna invasione.

Proseguiamo adesso ponendoci un altro quesito che può far comprendere meglio la situazione reale e quanto la disinformazione, spesso, la faccia da padrona.

 

Quanto ci costa?

Gli stranieri contribuiscono al PIL italiano con il loro lavoro per l’11%, mentre per loro lo Stato stanzia meno del 3% dell’intera spesa sociale. Uno studio dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico mostra che tra il 2007 ed il 2009 in quasi tutti i Paesi europei le famiglie immigrate hanno versato più tasse e contributi di quanto abbiano ricevuto in servizi e sussidi. Ciò è dovuto prevalentemente a questioni demografiche: la maggioranza dei migranti è in età lavorativa e non grava molto sulle casse dello Stato che le ospita, ad esempio sul sistema sanitario e su quello pensionistico.

L’età media dei lavoratori stranieri è di 31 anni, mentre quella degli italiani è di 44 anni. Solo nel 2025 gli stranieri pensionati saranno 1 ogni 25, mentre già oggi gli italiani pensionati sono 1 su 3. Praticamente i sussidi versati dagli immigrati (che ammontano a circa 9 miliardi) pagano le pensioni degli italiani. La presenza straniera contribuisce alle pensioni per invalidità, vecchiaia e superstiti (IVS) con un gettito che nel 2015 è stato di 10,9 miliardi, mentre i cittadini non comunitari titolari di contributi IVS gravano solo per lo 0,3% sul totale delle pensioni. Nonostante l’aumento fisiologico annuale dei nuovi beneficiari, le proiezioni dimostrano che il differenziale rispetto agli italiani resterà elevato ancora per parecchi anni a beneficio delle casse previdenziali.

Sfatiamo un altro luogo comune: i migranti non ci rubano il lavoro. Lo dimostrano ben 27 ricerche pubblicate tra il 1982 ed il 2013; non vi è alcun impatto sui salari degli italiani.

La maggioranza di queste 27 indagini scientifiche che analizzano gli effetti dell’immigrazione sugli stipendi degli autoctoni assegna all’aumento del numero dei migranti un’incidenza media che oscilla tra lo -0,1 e l’1: un impatto, cioè, prossimo allo zero. Secondo gli studiosi, gli effetti non sono negativi perché ciascun lavoratore aggiusta la propria offerta alla situazione. Nel mondo lavorativo è sbagliato pensare che si gareggi per un numero finito di posti e che quindi l’arrivo di nuova forza lavoro sottragga opportunità. Le dinamiche sono molto più complesse perché la società non è uno statico monolite ma è in continua evoluzione e tramite la specializzazione settoriale, dettata dalle inclinazioni e dalle capacità, spesso si riescono a compensare carenze ed aprire nuovi spazi. Senza contare che l’incontro tra realtà diverse può portare a nuove idee e alla creazione di posti di lavoro che altrimenti non sarebbero esistiti.

Nei Paesi europei le analisi statistiche riportate dall’Istituto Universitario Europeo mostrano che l’immigrazione e la disoccupazione non vanno di pari passo, ma addirittura si muovono in direzione opposta. I ricercatori spiegano che “un mercato del lavoro che funziona bene crea occupazione sia per i migranti, sia per gli autoctoni che, in molti casi, non sono in competizione diretta”. La Banca d’Italia scrive: “la crescita della presenza straniera non si è riflessa in minori opportunità occupazionali per gli italiani”; questo perché ha colmato un vuoto provocato da fattori demografici.

Ad ulteriore conferma di quanto si è detto, l’Istat mostra come gli immigrati tendano a lavorare in aree differenti da quelle degli italiani. Ad oggi, solo il 6,8% degli immigrati svolge professioni qualificate, mentre il 35,9% è impiegato in lavori non qualificati ed il 30% lavora come operaio. I dati evidenziano quanta strada si debba ancora fare per l’inclusione, l’abbattimento delle barriere all’ingresso e ogni forma latente di discriminazione. A sostegno di ciò, le rilevazioni sulla retribuzione netta mensile, che è decisamente inferiore rispetto a quella degli italiani con uno scarto del 28,1% che si allarga ulteriormente tra le lavoratrici.

Bisognerebbe dedicare un capitolo a parte al Mezzogiorno, dove la guerra tra poveri, le minori opportunità, un salario medio più basso, la scarsa regolamentazione in alcuni settori e la piaga del lavoro nero rendono la situazione complessiva più difficile. Problematiche che non hanno certo origine nelle recenti ondate migratorie, ma affondano le loro radici nella storia del nostro Paese, nel Sud come territorio di conquista nel quale le risorse vengono sfruttate ma i benefici vi rimangono in minima parte, nella mancanza di politiche serie per il Mezzogiorno da parte del governo centrale.

Dal punto di vista fiscale, secondo le stime di uno studio della Fondazione Moressa, in Italia, come nel resto d’Europa, i lavoratori stranieri pagano più tasse rispetto a ciò che ricevono come prestazioni.

Nel 2016, anche se i cittadini non comunitari sono diventati perlopiù lungo-soggiornanti (62,5) senza essere più costretti a lasciare l’Italia in caso di perdita del posto di lavoro, non ci si trova davanti ad una massa di assistiti. Questo perché è maggiore il loro apporto al sistema fiscale italiano, rispetto alla spesa pubblica sostenuta a loro favore: il bilancio è di 2,2 miliardi di euro in favore delle casse dello Stato.

I dati sono sempre della Fondazione Moressa che, confrontando la spesa pubblica impiegata per gli immigrati (14,7 miliardi) e gli introiti da loro assicurati all’erario (16,9 miliardi), fa emergere come per l’Italia vi sia un utile complessivo di 2,2 miliardi di euro.

Concentriamoci ora sui costi dell’accoglienza, ambito in cui la disinformazione probabilmente dà il proprio meglio.

L’accoglienza dei rifugiati dovrebbe svolgersi all’interno del sistema SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), gestito dal Servizio Centrale/ANCI con fondi del Ministero dell’Interno. Gli enti locali, titolari del progetto, ricevono la copertura finanziaria dal Ministero e assicurano il rispetto di determinati standard di accoglienza. Il sistema SPRAR è finanziato dal Ministero per il 95%, che attinge le risorse dal Fondo Nazionale per le Politiche ed i Servizi dell’asilo, devolvendo agli enti locali, non ai rifugiati, delle somme basate sulla stima di circa 35 euro al giorno, necessari per la gestione del servizio di accoglienza di un migrante adulto.

I posti per l’accoglienza ordinaria nel sistema SPRAR sono pochi rispetto alle esigenze reali. Sempre più spesso il Ministero chiede ai Comuni di individuare nuove soluzioni per decine di richiedenti asilo, scatenando le proteste degli amministratori locali.

Quando i posti SPRAR sono insufficienti, come è accaduto sistematicamente negli ultimi anni, entrano in gioco i CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria) per i quali sono valutate tutte le offerte di posti letto, anche quelle provenienti da cooperative, albergatori o altri soggetti privati. Poiché l’accoglienza non può costare più di 35 euro al giorno per persona, si intuisce che le sistemazioni non saranno in hotel a 5 stelle. Si potrà trattare di alberghi dignitosi, non certo lussuosi.

Nei bandi indetti per reperire posti CAS, le prefetture offrono la cifra massima di 35 euro per persona al giorno, riservandosi di aggiudicare i bandi col criterio del massimo ribasso. Ai richiedenti protezione internazionale spetta solo il pocket money, cioè massimo 2,50 euro al giorno a persona fino ad un massimo di 7,50 euro a nucleo familiare, ed una singola ricarica telefonica di 15 euro all’arrivo.

Su 146,6 milioni di euro spesi nel 2014 per l’accoglienza, la frazione più elevata (quasi il 40%) è destinata ai costi del personale, cioè al pagamento degli stipendi dei lavoratori che operano nell’ambito della protezione e dell’accoglienza.

I migranti affrontano viaggi lunghi e pericolosi: attraversano mari e deserti in condizioni umanamente inaccettabili, a volte per raggiungere qualcuno che li aspetta o, altre volte lasciando dietro di sé parenti, nella speranza di riuscire a provvedere al loro sostentamento economico una volta giunti in Europa. Il cellulare è perciò indispensabile per comunicare con la propria famiglia; grazie a questo, i migranti hanno la possibilità di scambiare informazioni ‘di servizio’ sulle rotte ed i rischi che incontreranno nel percorrerle.

La tecnologia e l’utilizzo dei social network sono di vitale importanza nei viaggi dei migranti, come sottolinea uno studio condotto da Open University che sottolinea come la mancanza di informazioni li spinga ad affidarsi a soluzioni illegali e pericolose. Senza dimenticare che solo grazie alle immagini catturate di nascosto, siamo al corrente delle torture a cui i migranti sono sottoposti sia mentre attendono di imbarcarsi e sia una volta stipati nelle stive alla pari di merce, come se la vita non avesse alcun valore.

È per questi motivi che il cellulare è uno dei primi beni che una persona si porta dietro. Al loro ingresso in una struttura di accoglienza, chi arriva riceve solamente una ricarica telefonica (magari per comunicare ai propri cari che è ancora vivo).

Il rapporto pubblicato da SPRAR e Cittalia racconta le storie di rifugiati che hanno sfruttato le proprie conoscenze per avviare nuove attività commerciali, dalla ristorazione alla sartoria. In molti casi i profughi hanno anche contribuito a valorizzare il territorio ed i suoi prodotti tipici, organizzando start-up agricole e collaborando con cooperative locali. In altri casi ancora, i rifugiati hanno tenuto corsi di lingua gratuiti per italiani.

Nell’ambito del progetto ‘Sulle vene della Puglia’, i rifugiati hanno collaborato con alcune cooperative locali e con il comune di Martina Franca per la promozione turistica nella zona della Valle d’Itria, contribuendo a mappare il territorio per percorsi ciclabili lungo l’Acquedotto Pugliese ed a tradurre in diverse lingue le audio guide.

Per quanto riguarda l’assegnazione di case popolari, ovviamente, tra i criteri non compare la nazionalità. I parametri di cui si tiene conto sono il reddito, il numero dei componenti della famiglia, se superiore a cinque, l’età ed eventuali disabilità. I migranti, contrariamente a quanto ci viene raccontato, di solito sono svantaggiati perché giovani, in buona salute e con piccoli nuclei familiari poiché non ricongiunti. I dati dimostrano che solo una minima parte delle abitazioni messe a disposizione vengono assegnate a cittadini stranieri.

Infine, una ricerca dell’Istituto Universitario Europeo mostra come un’Europa senza migranti andrebbe verso un drammatico calo demografico, con conseguente insostenibilità del welfare.

Da anni la popolazione italiana è in diminuzione: si stima che tra il 2011 ed il 2065 “la dinamica naturale in Italia sarà negativa per 11,5 milioni e quella migratoria sarà positiva per 12 milioni”. La prevalenza dei decessi sulle nascite ed il conseguente bilancio naturale negativo troveranno soltanto “un parziale temperamento nei flussi degli immigrati”.

Secondo le ultime stime della Commissione Europea, nel 2015 in Europa c’erano quattro giovani per ogni pensionato, mentre nel 2060 ce ne saranno solo due. Gli autori della ricerca dell’Istituto Universitario Europeo scrivono “o gli stati europei chiudono le frontiere e accettano di vedere l’Europa pesare sempre meno in un mondo in crescita o si aprono alla migrazione e permettono all’Europa di crescere”.

Insomma, non solo il fenomeno migratorio non grava sulle casse dello Stato avendo un saldo positivo, ma è necessario per garantire la sostenibilità del nostro welfare.

Luca Ruggiero - ARCI Brindisi

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Continua l'attività dei circoli ARCI nella provincia di Brindisi!

Anche nel mese di aprile eventi musicali, cinematografici, teatrali e artistici continueranno a ravvivare ed allietare le giornate sul territorio.

L'elenco, in continuo aggiornamento, è assolutamente da tener d'occhio:

sabato 1 aprile - Accademia CineScript-piazza Orsini del Balzo, 9 (Mesagne): Inizio dei corsi “scrittura creativa” con Anna Rita Pinto, “dizione e lettura espressiva” con Alessandra Mandese, “scrittura autobiografica” con Angelica Biasi

sabato 1 aprile - Circolo ARCI Eliogabalo (Fasano): le raffinate scorrettezze musicali di Manlio Maresca investiranno l'Eliogabalo. Ad aprire il live i Good moaning. Per info clicca qui

sabato 1 aprile - Il Circo della Farfalla (Francavilla Fontana): Open Console Party, 30 minuti di tempo per far ascoltare ai presenti una propria selezione musicale. Per info clicca qui

- domenica 2 aprile - Teatro comunale - via Federico II di Svevia (Mesagne): Spettacolo comico “Cupido era miope” di e con Scemifreddi (Colorado) e Ciciri e Tria (Zelig). Posti fino ad esaurimento: 12€ platea e palchi centrali; 8€ palchi laterali; 5€ loggione.

venerdì 7 aprile - Circolo ARCI Eliogabalo (Fasano): 'LAMPEMUSA: una storia in mezzo al mare - canzoni e racconti su Lampedusa' di Giacomo Sferlazzo, uno 'spettacolo' fatto di canzoni e racconti, dal 2013 ha calcato le scene di tutta Italia. Per info clicca qui

venerdì 7 aprile - Circolo ARCI La Manovella (Mesagne): InTREcci - Swing Trio: atmosfere musicali d’altri tempi dal sapore retrò e dalle sonorità swing in un mix di autori italiani e stranieri, tutti riproposti in chiave acustica. Per info clicca qui

domenica 9 aprile - Circolo ARCI Cabiria (Mesagne): in piazza Orsini del Balzo 9, si inizierà alle ore 20:30 con l’aperitivo e si proseguirà alle ore 21:00 con l’introduzione e la proiezione del documentario "Colibrì"Seguirà l’incontro, condotto da Anna Rita Pinto, con il regista Luciano Toriello, che racconterà al pubblico l’esperienza di  Pino e Alessio, volontari italiani dell'O.N.G. "Amigos do bem estar".

venerdì 14 aprile - Circolo ARCI Eliogabalo (Fasano): arrivano sul palco dell'Eliogabalo due band di punta del roster della Lepers Produtcions,3COLOGY e in apertura Oaks [noise/emojazz da Molfetta]. Per info clicca qui

sabato 15 aprile - Il Circo della Farfalla (Francavilla Fontana): Tredicesimo appuntamento del ButterfLive 2016/2017 con gli Wora Wora Washington. Per info clicca qui

- domenica 16 aprile - Circolo ARCI Cabiria (Mesagne): in piazza Orsini del Balzo 9, si terrà il secondo CineAperitivo a tema “il valore umano” della rassegna “Cinecronici” di aprile. S’inizierà alle ore 20:30 con l’aperitivo e si proseguirà alle ore 21:00 con l’introduzione e la proiezione del film: “Grand Canyon-il cuore della città di Lawerence Kasdan (Usa 1991, drammatico, 134’).

domenica 16 aprile - Il Circo della Farfalla (Francavilla Fontana): Quattordicesimo appuntamento del ButterfLive 2016/2017 con gli A Morte l'Amore. Per info clicca qui

venerdì 21 aprile - Circolo ARCI Cabiria (Mesagne): in piazza Orsini del Balzo 9, si terrà il terzo CineAperitivo a tema “il valore umano” della rassegna “Cinecronici” di aprile. S’inizierà alle ore 20:30 con l’aperitivo e si proseguirà alle ore 21:00 con l’introduzione e la proiezione del film: “L’uomo in più” di Paolo Sorrentino (Italia 2001, drammatico, 100’).

venerdì 21 aprile - Circolo ARCI La Manovella (Mesagne): Patrizia Vigneri (voce) e Massimo Dastore (chitarra), duo che propone un percorso musicale tra la vena poetica e compositiva d'autore miscelata e climi acustici di bossa nova. Per info clicca qui

- venerdì 21 aprile - Circolo ARCI Roots (Cellino San Marco): ARCI Roots compie un anno e festeggia con una grande serata musicale tra hiphop, dancehall e techno. Per info clicca qui

- domenica 23 aprile - Il Circo della Farfalla (Francavilla Fontana): Proiezione del film documentario 'Revelstoke - Un Bacio nel Vento' di Nicola Moruzzi. Per info clicca qui

- venerdì 28 aprile - Circolo ARCI Cabiria (Mesagne): in piazza Orsini del Balzo 9, si terrà l’ultimo CineAperitivo a tema “il valore umano” della rassegna “Cinecronici” di aprile. S’inizierà alle ore 20:30 con l’aperitivo e si proseguirà alle ore 21:00 con l’introduzione e la proiezione del film: “Crash-contatto fisico di Paul Haggins (USA-Germania 2004, drammatico, 113’).

- venerdì 28 aprile - Circolo ARCI La Manovella (Mesagne): Omaggio a Mercedes Sosa e al folklore argentino con Eleonora Pascarelli alla voce e Vince Abbracciante alla fisarmonica. Per info clicca qui

- sabato 29 aprile - Circolo ARCI Eliogabalo (Fasano): serata live con il post-hardcore bolognese dei Marnero; in apertura il blues di The Andrea Miccolis. Per info clicca qui

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Da oggi online il blog dedicato ai coworker di TANK, il primo coworking promosso da ARCI Brindisi. Ecco un piccolo estratto dell'intervista a Davide Di Muri referente del progetto:

"Il primo articolo di questo blog non può che essere dedicato interamente alla storia, ai successi e alle sfide future di TANK, il primo coworking della rete ARCI promosso nel 2014 da ARCI BrindisiA spiegare il progetto è Davide Di Muri che fin dai primi giorni si occupa della gestione e dell’animazione dello spazio.

L’idea nasce dalla volontà di valorizzare appieno la sede del comitato provinciale ARCI Brindisi trasformando la stessa in un luogo in cui professionisti attivi in settori differenti condividono spazi e competenze creando, allo stesso tempo, una rete capace di aggregare le diverse realtà presenti nel nostro territorio.

TANK Coworking Space è dunque un posto in cui giovani professionisti, freelance, startup e associazioni hanno la possibilità di abbattere i costi, crescere e trovare nuove possibilità di collaborazione ed incontro. Uno spazio in grado di stimolare e generare l’autoimprenditorialità dei singoli coworker favorendo indirettamente la crescita di tutto il tessuto sociale della comunità coinvolta.

L’Arci è il miglior contesto in cui far crescere una rete di coworking perché questi spazi sono tanto più utili e significativi quanto più la rete su cui si poggiano è forte e capillare. La nostra organizzazione conta oltre cinquemila realtà associative e un milione di soci che sposano i principi di libertà, uguaglianza e non violenza, operando attraverso attività sociali e culturali. Tank dà la possibilità di lavorare abbattendo i costi d’affitto e di condividere gli spazi in modo creativo, cooperativo e generativo."

Intervista completa QUI.

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L’ARCI è un’associazione popolare presente su tutto il territorio nazionale, con migliaia di circoli ed oltre un milione di soci. Nasce per promuovere attività culturali partendo dal basso, in un’ottica di valorizzazione collettiva di passioni e competenze.

I tanti circoli dislocati per il Paese svolgono la loro funzione di sensibilizzazione e coinvolgimento mirati alla crescita della consapevolezza delle comunità nelle quali operano in svariati modi. È questo che caratterizza l’agire dell’ARCI ad ogni latitudine e longitudine: la pratica concreta e tangibile del pluralismo. Nella provincia di Brindisi le associazioni affiliate sono dieci e operano a stretto contatto con i propri soci al fine di ideare e realizzare eventi in grado di coinvolgere e stimolare costantemente il tessuto sociale della comunità coinvolta.

 

Grazie a questo spazio, proviamo a far ordine tra i tanti appuntamenti organizzati dai circoli per il mese di marzo:

 

  • 03/03/2017 San Pietro Vernotico – Per la rassegna “musica in vinile” promossa da La Factory si esibisce DJ Sandro Litti. Start ore 22:00, ingresso gratuito riservato ai soci arci. Link Evento
  • 04/03/2017 Fasano – Al circolo ARCI Eliogabalo, RHINO presenta il suo nuovo album “Cane Randagio”. Start ore 22:00, ingresso gratuito riservato ai soci arci. Link Evento
  • Dal 04/03/2017 al 05/03/2017 Mesagne – L’accademia di cinema e scrittura creativa CineScript del circolo Cabiria invita ad unirsi ai laboratori gratuiti di scrittura creativa, scrittura autobiografica, dizione e lettura espressiva. Per maggiori info clicca qui
  • 09/03/2017 Mesagne – ARCI La Manovella presenta il laboratorio teatrale di base “Teatro a Manovella” tenuto da Francesca Danese. Per maggiori info clicca qui
  • 10/03/2017 Mesagne ÀSPRO: concerto del trio composto da Valerio Daniele, Ninfa Giannuzzi, Giorgio Distante organizzato da La Manovella. Link Evento
  • 12/03/2017 Mesagne - Circolo ARCI Cabiria: proiezione del film 'Luna di fiele' all'interno della rassegna cinematografica a tema 'eros e dinamiche sessuali'. Per maggiori info clicca qui
  • 16/03/2017 Cellino San Marco - Circolo ARCI Roots: presentazione del libro 'Cellino Novecento' del prof. Pietro Caprioli. Per maggiori info clicca qui
  • 17/03/2017 Fasano - Circolo ARCI Eliogabalo: doppio live con gli TOUGBOZUKA e i Lotus Haters. Per maggiori info clicca qui
  • 17/03/2017 San Pietro Vernotico - Circolo ARCI LaFactory: serata live con Rafqu e Simone Perrone che presentano il nuovo progetto 'Una ragazza in duo'. Per maggiori info clicca qui
  • 17/03/2017 Mesagne - Circolo ARCI La Manovella: concerto del trio acustico Semeraro-Esperti-Bartolo Jazz. Per maggiori info clicca qui
  • 18/03/2017 Fasano - ARCI Brindisi collabora con il Laboratorio Urbano Bollenti Spiriti ad una cena multietnica, occasione di scambio, conoscenza attraverso piatti tipici dei vari Paesi del mondo. Per maggiori info clicca qui
  • 18/03/2017 Mesagne - Circolo ARCI Cabiria: proiezione del film 'L'amore è imperfetto' all'interno della rassegna cinematografica a tema 'eros e dinamiche sessuali'. Per maggiori info clicca qui
  • 18/03/2017 Francavilla Fontana - Il Circo della Farfalla: serata live col gruppo indie folk 'Heidi for President'. Per maggiori info clicca qui
  • 21/03/2017 Mesagne - Circolo ARCI La Manovella: in occasione della Giornata mondiale della Poesia sarà di scena Spoken!, progetto di Spoken Word realizzato da Massimo Pasca in collaborazione con Emanuele Flandoli. Per maggiori info clicca qui
  • 23/03/2017 Mesagne - Circolo ARCI La Manovella: concerto del cantautore Emanuele Colandrea. Per maggiori info clicca qui
  • 26/03/2017 Mesagne - Circolo ARCI Cabiria: proiezione del film 'Venere in pelliccia' all'interno della rassegna cinematografica a tema 'eros e dinamiche sessuali'. Per maggiori info clicca qui

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Più di 5mila. È il dato drammatico registrato al termine dell’anno 2016. Si tratta dei migranti morti nel tentativo di traversare il Mar Mediterraneo che, lo si dice ormai da tempo, assume sempre più la forma del più grande cimitero del mondo. Solo l’anno prima il bilancio fu di 3771, il che evidenzia un incremento tragicamente significativo.
Numeri, si parla di numeri. Non rendendosi conto che dietro ogni unità c’è un essere umano perito per cercare condizioni accettabili ed una vita dignitosa, opportunità per sé e per la sua famiglia dalla quale spesso è costretto a dividersi. Uomini, donne e bambini morti affogati, non numeri. E anche se riescono a raggiungere le sponde europee non trovano certo ciò che si aspettano, ciò che hanno sognato con quella speranza così forte ed intensa che solo la disperazione ti può portare ad avere. Basterebbe questo: mettersi nei loro panni, guardare il mondo attraverso i loro occhi per capire ciò che hanno dovuto sopportare, toccare la loro sofferenza, immedesimarsi nella voglia di riscatto dalle ingiustizie subite; comprendere cosa vuol dire oltrepassare il crinale e giungere all’estrema decisione di mettere a rischio la propria vita e quella dei propri cari pur di fuggire. “Partendo sarei potuto morire, ne sono consapevole. Ma rimanendo sarei morto sicuramente”, l’ammissione di coloro che ce la fanno.

I numeri servono però a comprendere meglio il fenomeno, conoscerne la portata, dare gli strumenti per discernere tra ciò che è vero e ciò che non lo è, tra quello che è esperienza reale, vita vera, e ciò che viene strumentalmente raccontato per alimentare un clima di intolleranza divenuto oramai insopportabile. Solo una settimana fa, Matteo Salvini inneggiava alla ‘pulizia di massa’. Un termine che fa rabbrividire, che ricorda i tempi più oscuri della storia europea. Un’epoca che si pensa lontana, superata, che si crede non possa più tornare, anche se i campanelli d’allarme sono tanti: da Trump in America ad Orbán in Ungheria, da Le Pen in Francia a Nuttall nel Regno Unito. Abbiamo il dovere storico di vigilare, di arginare e respingere i rigurgiti xenofobi e fascisti che provano ad attecchire lì dove c’è il disagio, alimentandosi della rabbia. Abbiamo il dovere di organizzare la diserzione della guerra tra poveri, di unire ciò che il capitalismo ha diviso, di ‘Restare umani’, per ricordare una cara espressione di Vittorio Arrigoni.


Quale invasione?


Secondo l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), sono arrivati via mare in Europa oltre 1,8 milioni di migranti tra il 2008 e settembre del 2016. Anche se queste persone fossero ancora tutte in Europa (e sappiamo che non è così), rappresenterebbero solamente lo 0,36% della popolazione europea. In
particolare, in Italia, i migranti arrivati nel medesimo periodo sono stati 625.734; nulla a confronto dei 61 milioni della popolazione nazionale.
Dei 59,5 milioni di profughi registrati dall’UNHCR alla fine del 2014, solo 1,5 milioni sono stati accolti in Europa, una frazione piccolissima rispetto al totale. Basti pensare che Turchia e Libano insieme ne accolgono il doppio.
Sempre grazie alle stime dell’UNHCR, scopriamo che tra i primi otto Paesi con più profughi procapite non ce n’è neanche uno europeo. L’Italia accoglie circa un profugo ogni mille, molto al di sotto di Paesi come la Svezia, che ne accoglie quasi 15 ogni mille, o la Germania e la Francia che ne accolgono più di 3 ogni mille. Senza contare che, in Medio Oriente, il Libano accoglie circa 1,1 milioni di profughi (un quarto della popolazione del Paese) e la Giordania 664mila profughi (cioè 90 ogni mille abitanti).
‘Aiutiamoli a casa loro!’ tuonano talvolta taluni. Probabilmente non sanno che nel 2011 il Governo italiano (sostenuto proprio dall’asse Popolo della Libertà - Lega Nord) ha operato un taglio del 45% ai fondi destinati alla cooperazione e allo sviluppo, stanziando effettivamente 179 milioni di euro, la cifra più bassa degli ultimi 20 anni. L’Italia destina a questo ambito lo 0,2% del PIL collocandosi agli ultimi posti per stanziamenti tra i Paesi occidentali; ciò denota chiare scelte politiche. Non dimenticando del resto che ‘casa loro’ spesso è stata rasa al suolo da una bomba prodotta dagli stessi Paesi occidentali.
Ma da dove provengono migranti e rifugiati che arrivano in Italia? Secondo l’UNHCR i Paesi più rappresentati negli sbarchi avvenuti nel 2016 sono la Nigeria (21%) e l’Eritrea (12%). Si può perciò affermare che il flusso di migranti in fuga dalla Siria si sia arrestato; ma non è di certo cessato quello di chi fugge da conflitti o gravi violazioni dei diritti umani.
Le incursioni del gruppo terroristico Boko Haram sono le principali responsabili dell’emigrazione dalla Nigeria, un Paese in cui solo nel 2015 sono state registrate quasi 11mila morti violente. L’intero territorio nazionale è caratterizzato da un clima di violenze diffuse ed indiscriminate a causa dei conflitti armati.
L’Eritrea è dominata da un ventennio dalla dittatura di Isaias Afewerki; oltre alla mancanza di libertà civili e politiche, tra le cause della fuga c’è il servizio militare obbligatorio sia per gli uomini che per le donne, dai 17 anni e di durata potenzialmente illimitata.
La maggior parte dei flussi migratori diretti in Italia ha quindi origine nel continente africano ed è spinta da evidenti fattori di instabilità politica e sociale. Ad ulteriore conferma che, ad oggi, non si è aperta nessuna nuova rotta dal Medio Oriente verso l’Italia, c’è la provenienza delle imbarcazioni: nel 2016 ben l’82% dei migranti è partito dalla Libia.
La maggior parte degli stranieri in Italia sono cristiani oppure atei, solo in piccola parte professano l’Islam.
Nel 1993 i musulmani in Italia erano circa 318mila su un totale di circa un milione di stranieri, dunque meno di un terzo della comunità immigrata. Nonostante le trasformazioni geopolitiche ed i cambiamenti nella composizione dei flussi, da allora la situazione non è cambiata molto. Nella redistribuzione complessiva delle credenze religiose in Italia, non è cresciuta quella musulmana.
Basta leggere i dati demografici italiani per scoprire che, mentre la popolazione straniera è passata dall’1,7% all’8,2% nel 2014, i musulmani sono passati dallo 0,5% al 2,6% della popolazione. Ciò vuol dire che la loro crescita è proporzionale a quella totale degli stranieri in Italia. L’anno scorso, tra i migranti nel nostro Paese, il 32,9% era musulmano a fronte di un 53,9% di cristiani.
Negli ultimi venti anni il fenomeno migratorio ha subito un incremento in tutto il mondo. La presenza di stranieri in Italia è aumentata, la delinquenza no. La percezione distorta che si ha del fenomeno deriva probabilmente dal fatto che si considerano tra i reati degli stranieri quelli degli irregolari che all’87% sono accusati di reato di clandestinità, reato introdotto nel 2009, che consiste semplicemente nell’aver messo piede sul suolo italiano. Altro elemento di distorsione della percezione generale è la modalità con cui i media d’informazione generalista (e non) riportano le notizie. Se giornali e telegiornali specificano la nazionalità di chi commette un reato solo nel caso in cui non sia italiana, a lungo andare, anche in maniera inconsapevole, si introietterà la falsa verità che gli stranieri delinquono. Basti pensare all’intolleranza violenta ed indiscriminata che si scatena ogni qual volta un migrante compia un reato. Ma i migranti nei fatti delinquono meno degli italiani: i dati dicono che negli ultimi 10 anni le denunce contro gli italiani, a fronte di una diminuzione della popolazione, sono aumentate del 28%; nello stesso periodo, a fronte di una popolazione immigrata più che raddoppiata, le denunce sono invece calate del 6%.
Un altro quesito che può facilitare la comprensione della portata del fenomeno migratorio è: quanti sono invece gli italiani all’estero? Sono più dei migranti che arrivano in Italia. Nel 2015, per la prima volta dopo molti anni, la stima degli italiani espatriati ha superato quella degli stranieri registrati all’anagrafe italiana; nel 2014 le due cifre si equivalevano.
Secondo il Dossier statistico immigrazione 2016, gli stranieri residenti in Italia sono 5.026.153, l’8% della popolazione. Dall’altra parte, nel 2015 gli italiani migrati all’estero ha toccato quota 5,2 milioni, per un saldo negativo di circa 200mila.
Non c’è alcuna invasione.


Luca Ruggiero - ARCI Brindisi